Bolzano L'intervista

“La donna doveva credere di essere stata abbandonata anche dai suoi genitori”

Il caso ha scioccato l’Alto Adige questa settimana. Ad una giovane donna altoatesina, che da alcuni anni soffre di problemi psichiatrici, è stato tolto il figlio sulla base di un’errata diagnosi dei medici delle strutture pubbliche dell’Alto Adige e per conseguenza delle errate decisioni del Tribunale per i Minorenni di Bolzano. La madre, che è stata curata sulla base di errate valutazioni mediche e riempita di farmaci a dismisura, è stata fatta ricoverare dalla struttura in cui era ospitata in ospedale per essere sottoposta ad una vera e propria operazione per concludere la gravidanza nel momento stabilito. Lì alla donna incinta, a sua insaputa e contro la sua volontà, il bambino è stato tolto con taglio cesareo, Infine il bambino è stato dichiarato libero di essere adottato. La madre non ha mai avuto la possibilità di vedere il bambino. Il Tribunale per i minori non ha consentito, che i nonni si occupino del bambino.

E’ grande l’indignazione delle molte persone, che questa settimana grazie alla conferenza stampa dell’associazione Robin Hood Tirol su questo caso di apparente arbitrio giudiziario e sanitario. In particolare, anche negli ambienti professionali la circostanza non si comprende come possa essere stato fatto venire alla luce un bambino con taglio cesareo contro la volontà della donna. “Se fosse così come descritto, si tratterebbe di una violazione senza precedenti dell’etica medica. Da un lato, ogni persona ha diritto all’integrità fisica e mentale. Un taglio cesareo non è una procedura operativa semplice. Da una simile operazione non possono essere escluse gravi complicazioni. E a parte le possibili mutilazioni corporali, che un simile intervento può comportare, nella carta europea dei diritti dell’uomo si scrive chiaramente che in medicina e biologia il libero consenso della persona interessata dopo un’adeguata informativa è uno dei prerequisiti per questo tipo d’intervento. La circostanza che in questo caso ciò non sia successo non è solo non comprensibile, ma i responsabili di queste violazioni dei vigenti diritti umani dovrebbero finire in carcere”, afferma un medico interpellato da VOX NEWS Südtirol, che non vuole essere citato. Accanto allo sdegno, si sono levate voci critiche e commenti negativi alla conferenza stampa. “Il fatto che si sia imposta una nascita e si sia tolto senza motivo il bambino alla madre è un’accusa enorme. Se fosse davvero così alcuni medici sarebbero sotto processo, così come coloro che adesso sollevano simili accuse contro tali medici”, è stato scritto sul caso da uno dei commentatori.

Ci siamo messi in contatto con l’avvocato di fiducia della famiglia, Boris Dubini, del Foro di Como ma domiciliato in Alto Adige, ed abbiamo condotto un’intervista per disporre di maggiori dettagli su questo incredibile caso.

VOX NEWS Südtirol: Avvocato Dubini, abbiamo tutti sentito questa storia incredibile. Dal punto di vista giuridico, dove per Lei sono le più gravi violazioni dei diritti?

Avv. Boris Dubini: Dal mio punto di vista molti sono gli aspetti critici nella gestione sostanziale ma anche processuale dell’intera vicenda, che con maggior impegno ed attenzione avrebbero portato probabilmente a risultati diversi o, quanto meno, avrebbero consentito di evitare dubbi, sospetti, polemiche, denunce e quant’altro.
In primo luogo, non è mai stato affrontato il tema della paternità del minore (che ovviamente oltre alla madre biologica ha un padre biologico) e dei diritti di tale padre, al di là del fatto che voglia esercitarli in concreto.
In secondo luogo, non è stata fatta una diagnosi adeguata delle condizioni di salute della madre, soprattutto nel corso del procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore; anzi, sulla base del quadro che era stato dipinto dagli psichiatri era stato addirittura aperto un procedimento per dichiarare l’interdizione della madre, ma tale procedimento era stato abbandonato probabilmente perché tali condizioni di salute non erano così gravi: pertanto, la madre ha sempre avuto la propria capacità d’intendere e di volere e, quindi, di scegliere.
In terzo luogo, è inammissibile che sia uno psichiatra (e non un ginecologo) ad imporre un taglio cesareo al quarto mese di gravidanza allo scopo di affidare immediatamente il futuro neonato ad una famiglia diversa da quella biologica, senza nemmeno farlo mai vedere alla madre, tenendo presente che lo stesso psichiatra ha dato atto che la gravidanza procedeva bene e non c’erano rischi né per la madre né per il feto.
In quarto luogo, la madre è stata volutamente tenuta lontana dalla famiglia d’origine facendole credere, soprattutto grazie al cocktail di farmaci errati che le veniva quotidianamente fatto assumere, di essere stata abbandonata e che avrebbe rischiato l’arresto se si fosse avvicinata ai genitori, i quali in realtà stanno combattendo ogni giorno da anni per lei e per il nipote.
Anche la gestione delle istanze e delle denunce da noi presentate è stata alquanto superficiale e non me ne so dare una ragione.

VNS: Queste violazioni hanno anche una rilevanza penale per i responsabili?

Avv. Dubini: Nelle nostre istanze e denunce abbiamo ipotizzato una serie di violazioni della legge penale, a partire proprio da quanto detto e fatto quanto meno dal momento in cui la madre è rimasta incinta.
Una su tutte: se la donna era – come affermato e scritto dallo psichiatra – in condizioni di costante delirio e d’incapacità tali da non meritare nemmeno di vedere una sola volta la propria figlia, significa che la madre non ha manifestato un valido consenso al rapporto sessuale a seguito del quale è rimasta incinta; si tratta di violenza sessuale oppure di rapporto consenziente? se si tratta di violenza perché nessuno (medici, psichiatri, amministratore di sostegno) ha mai presentato denuncia? se invece si tratta di rapporto consenziente per quale motivo è poi stato tolto il figlio ad una donna capace d’intendere e di volere? O di qua, o di là.

VNS: Avete presentato alla Procura di Bolzano diverse denunce-querele. La Procura ha chiesto l’archiviazione delle querele. Come motiva la Procura le sue richieste di archiviazione?

Avv. Dubini: Questo è uno degli aspetti che più mi amareggiano.
Abbiamo presentato una prima denuncia-querela, a mio avviso dettagliata e documentata, omettendo volutamente il nome delle persone denunciate, in quanto la donna si trovava ricoverata presso quella struttura, volevamo evitare una “pubblicità eccessiva” del caso e comunque si stava procedendo contro dipendenti del settore pubblico: una volta iscritto il fascicolo ed assegnato al magistrato credo di turno, dopo 24 ore (non è un modo di dire, proprio il giorno dopo) è stata formulata una richiesta d’archiviazione: più in particolare, è stata iscritta nel registro delle notizie di reato il 16.10 e ne è stata chiesta l’archiviazione il 17.10 poiché a detta del P.M. non ci sarebbero elementi per svolgere ULTERIORI INDAGINI finalizzate ad accertare chi siano gli autori dei reati!
Quindi, dalla semplice lettura dei documenti, il P.M. ha ritenuto sussistenti i reati da noi denunciati, ma ha ritenuto impossibile stabilire chi ne sia il responsabile.
Abbiamo presentato ovviamente richiesta d’archiviazione e siamo in attesa.
Per velocizzare la questione – visti i lunghi tempi di fissazione delle udienze avanti al GIP di Bolzano – abbiamo presentato una seconda denuncia, in gran parte sovrapponibile, questa volta con nomi e cognomi, e poi una terza denuncia contro ignoti per le ipotesi di reato più delicate, come sopra accennate: queste ulteriori due denunce-querele sono state riunite ed assegnate ad un unico Procuratore, che ne ha chiesto l’archiviazione poiché non ha ritenuto essere sussistenti ipotesi di reato.
Ma come: se la denuncia è contro ignoti i fatti sono accertati ma non gli autori e se invece la stessa denuncia è contro noti, con nomi e cognomi, spariscono anche i reati? Mi rendo conto che due Procuratori possano avere due diverse sensibilità e due diverse visioni, però sarebbe opportuno un minimo di coordinamento per garantire la certezza del diritto: non si tratta di fatti analoghi diversamente interpretati in base alle diverse circostanze, si tratta degli stessi identici fatti con le stesse identiche persone coinvolte.
Abbiamo presentato una seconda opposizione alla richiesta d’archiviazione stiamo aspettando che ci fissino l’udienza.

VNS: Nella conferenza stampa è stato detto che il provvedimento dell’adozione è passato in giudicato. Dopo la conferenza stampa è stato consegnato un nuovo atto legale per interdire il procedimento di adozione. Quali elementi sono stati presentati al tribunale competente, chiamato per fermare il percorso già deciso dalle autorità giudiziarie?

Avv. Dubini: Qualche mese fa abbiamo presentato un’istanza al Tribunale per i Minorenni, il Presidente dott. Baumgartner ci ha concesso due udienze per sentire i nonni, la madre e il nuovo amministratore di sostegno, ma tale istanza è stata respinta – eravamo consapevoli fin dall’inizio delle scarsissime possibilità ed anche lo stesso Presidente lo ha più volte ricordato in base alla normativa vigente: infatti, la legge sulle adozioni all’art. 21 comma 4 impedisce di revocare uno stato d’adottabilità dichiarato con sentenza definitiva non impugnata con conseguente affido preadottivo a terzi.
Abbiamo dunque presentato presso la Sezione Specializzata della Corte d’Appello un ricorso per la revocazione straordinaria della sentenza di secondo grado, che purtroppo il precedente difensore non è riuscito ad impugnare nei termini avanti alla Cassazione e che quindi è passata in giudicato, con la quale appunto è stato dichiarato lo stato di adottabilità del minore a causa dell’incapacità genitoriale della madre ed il bambino è stato affidato ad una famiglia diversa da quella biologica, poiché è stata respinta anche la richiesta dei nonni di affidamento del nipote.
Gli elementi nuovi derivano dalle cartelle cliniche di cui siamo finalmente entrati in possesso grazie alla nomina di un nuovo amministratore di sostegno (avendo noi chiesto ed ottenuto la sostituzione del precedente), dal netto miglioramento delle condizioni di salute della madre che è ora in grado di descrivere lucidamente tutto il suo calvario all’interno delle strutture in cui era stata ospitata e da ben tre perizie psichiatriche e psicologiche, in forza delle quali ci sono seri dubbi circa la diagnosi di schizofrenia e circa la terapia per anni somministrata, tanto più che il disturbo individuato disgiuntamente dai professionisti che la famiglia ha recentemente incaricato non incide, se tenuto sotto constante controllo, sulla capacità genitoriale della madre fino al punto di farle perdere il bambino.

VNS: Ci sono tre nuove perizie psichiatriche e psicologiche. In breve quale importanza hanno queste tre perizie e quali periti vi siete rivolti con quale risultato per perizia?

Avv. Dubini: Ci siamo rivolti al dottor Andrea Mazzeo di Lecce, sia per valutare la capacità dei nonni all’affidamento del nipote nel caso in cui la madre non fosse in grado di svolgere le funzioni genitoriali (questo molti mesi prima che le condizioni della loro figlia migliorassero e che emergessero i nuovi elementi a cui ho accennato), sia più recentemente per avere una diagnosi reale sulle condizioni di salute della madre a partire dall’esame della documentazione medica e clinica e dall’esame obiettivo vis-a-vis con la stessa: il risultato è stato incredibile, poiché pare con elevata probabilità che la donna soffra da sempre di un disturbo bipolare e non di schizofrenia, con la conseguenza che sarebbe stata curata, con dosi da cavallo di farmaci peraltro non sempre disponibili, per una malattia di cui non avrebbe mai sofferto.
In parallelo, è stato incaricato lo psicologo dottor Robert Tschenett di Bolzano, che ha sottoposto la donna ai test (Rorschach e Minnesota su tutti) per la valutazione della sua capacità genitoriale ottenendo risultati più che soddisfacenti: tengo a precisare che detti test non erano mai stati sottoposti in precedenza alla donna ma sarebbero atti pressoché obbligatori prima di concludere per una diagnosi di schizofrenia e prima di toglierle il bambino.
Sempre di pari passo, è stato incaricato anche il prof. Carlo Andrea Robotti di Verona (presente alla conferenza stampa e che quindi ha ampiamente dato il suo contributo per informare gli astanti) che ha condiviso ed in parte integrato le conclusioni del dottor Mazzeo.

VNS: Quali richieste concretamente ha formulato nelle sue conclusioni dell’atto di revocazione?

Avv. Dubini: Abbiamo chiesto anzitutto di sospendere l’esecutività della sentenza impugnata e di “congelare” la procedura di affidamento preadottivo, prima di arrivare all’adozione vera e propria.
Poi abbiamo chiesto di accertare la paternità (ed anche la maternità, non avendo mai visto il bambino, per essere sicuri di combattere proprio per il “nostro” minore) anche allo scopo d’escludere eventuali ipotesi di reato, oltre che per valutare eventualmente la capacità genitoriale del padre biologico.
Inoltre abbiamo chiesto una perizia medico legale psichiatrica per avere l’esatta diagnosi sullo stato di salute della madre e per accertare se la terapia farmacologica a cui era stata per anni sottoposta fosse adeguata ed avesse inciso sulla capacità d’intendere e di volere della madre stessa, la quale aveva ripetutamente chiesto di tenere con sé la figlia e di volersene occupare senza essere mai stata ascoltata.
Infine, ed in subordine, abbiamo chiesto di rivalutare la capacità dei nonni a vedersi affidato il bambino unitamente alla madre, nel caso in cui la stessa non fosse completamente in grado di badarvi da sola (anche per l’assenza a tutt’oggi del padre biologico).

VNS: Nei commenti della conferenza stampa esistono anche voci non a favore vostra. Quale risposta ha per questi commentatori?

Avv. Dubini: Mi sembra assolutamente normale che non ci sia un pensiero unico, anzi sarebbe strano il contrario.
La gente deve credere al sistema-stato ed al servizio sanitario nazionale altrimenti finiremmo nel caos, quindi il primo impatto può essere di chiusura per autotutela.
Naturalmente, nessuno di noi va contro il sistema, contro il servizio, contro l’azienda sanitaria o contro la provincia autonoma: la responsabilità (eventualmente penale) è personale ed individuale e un’indagine approfondita dovrebbe perseguire proprio lo scopo di togliere le ombre che da più parti affollano il cielo di questa triste vicenda.
I commenti a caldo sono dettati dalla pancia: quando si arriverà ad una conclusione ci saranno i commenti a freddo dettati dal cervello, e sono questi quelli che più contano.

Autore: (ts), 14.07.2019, VOX NEWS Südtirol – tutti i diritti riservati

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